Il Decadentismo e la sensibilità artistica in Italia trovano un esponente chiave in Giovanni Pascoli (1855-1912), poeta romagnolo che con la sua opera unisce introspezione, simbolismo e attenzione alle piccole cose della vita quotidiana.
Vita di Giovanni Pascoli
Giovanni Pascoli nacque nel 1855 in Romagna. La sua infanzia fu segnata da traumi profondi: l’assassinio del padre, la perdita di vari familiari e difficoltà economiche. Studiò a Bologna sotto la guida di Giosuè Carducci e divenne professore universitario, sviluppando una carriera dedicata all’insegnamento e alla scrittura poetica.
La poetica del “fanciullino”
Pascoli è il teorico del “fanciullino”, cioè la capacità infantile di percepire il mondo con stupore, purezza e sensibilità. La sua poesia valorizza:
- Piccole cose: oggetti, animali, gesti quotidiani;
- Simboli della natura: il nido come protezione, la nebbia come paura, il vento come inquietudine;
- Suoni e onomatopee: richiamano emozioni e sensazioni immediate.
Il linguaggio pascoliano è semplice ma ricercato, capace di fondere termini quotidiani con latinismi e grecismi, alternando metri brevi, versi spezzati e frequenti enjambement.
Pensiero critico e temi principali
Pascoli vede il mondo moderno come insicuro e minaccioso, esprimendo:
- Paura, fragilità e bisogno di protezione (rifugio nel nido familiare);
- Critica del progresso e della società industriale;
- Malinconia e introspezione come strumenti di comprensione dell’esistenza.
Temi ricorrenti nella poesia di Pascoli:
- Nido familiare come rifugio; perdita e dolore;
- Natura quotidiana e umile;
- Mistero e paura del mondo esterno;
- Infanzia come sguardo puro (fanciullino).
Innovazioni stilistiche
Le innovazioni stilistiche di Pascoli includono:
- Lingua mista: semplice e infantile, ma anche colta e simbolica;
- Forte uso di sinestesie, allitterazioni e onomatopee;
- Introduzione di una sensibilità simbolista e intimista, anticipando la modernità della poesia italiana.